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La musica è suonata anche dal pubblico

Data:

18 Marzo 2021 - 17:00 - 18:30

Tipo di attività:

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Incontro su ZOOM per TUTTI
a cura di: Nicola Campogrande, compositore, direttore artistico del festival MITO SettembreMusica, conduttore radiofonico, critico musicale e Andrea Apostoli musicista, formatore ed Educational Concerts Designer, fondatore AIGAM (Associazione Italiana Gordon per l’Apprendimento Musicale) e di MUSA! Circle Concerts

            

Un incontro “sotto il tiglio” per parlare di musica, di ascolto, di partecipazione e di infanzia insieme a due musicisti che in tutte le sfaccettature del proprio lavoro – composizione, esecuzione, direzione, organizzazione, formazione, divulgazione – indagano profondamente, con genuina autenticità e sincera curiosità  il legame che la musica attiva fra chi ascolta e chi esegue. Nel tempo, nello spazio, nel corpo del concerto.

Perché la musica è suonata anche dal pubblico. E il pubblico dell’infanzia, specialmente della primissima infanzia è certo l’esecutore più fine.

Una conversazione leggera per riflettere insieme sulla necessità di “essere pubblico” fin da piccolissimi, sul bisogno degli artisti di “avere un pubblico” e  sulla responsabilità degli adulti di impegnarsi per permettere ai bambini e ai ragazzi l’incontro con la musica. Con rispetto e qualità.

 

La musica esiste soprattutto per i non-professionisti della musica, per chi non canta, non suona, non danza, o per chi la fa per imparare ad ascoltare meglio (così come si può dipingere per vedere meglio. Questo non significa fare un’apologia della “passività”. Chi ascolta deve sviluppare una ricettività attiva, talvolta più attiva di quella di chi suona. Si tratta di un’attività che si fa con “il sé”, con la libertà: invece di scegliere, essa si moltiplica, si diffonde, si perde e si ritrova, si disciplina, respira, si abbandona al suo sé più autentico.

Jeanne Hersch, Tempo e musica, Baldini Castoldi Dalai, Milano, 2009

Prima di questi concerti non mi era mai capitato di esibirmi davanti ad un pubblico così “giovane”. È stata un’esperienza del tutto nuova. Innanzitutto la costante paura di sbagliare e il timore di non trasmettere abbastanza erano improvvisamente scomparsi e finalmente riuscivo ad avere il pieno controllo di me stesso e dello spazio intorno a me. Riuscivo a comunicare con gli altri musicisti in modo più chiaro e diretto e man mano che il concerto proseguiva, il rapporto fra noi si rafforzava. I bambini erano disposti attorno a noi e viceversa, rompendo la barriera che divide di solito ascoltatori ed esecutori. Questa vicinanza pone chi suona sullo stesso piano di chi ascolta e la musica diventa tanto tua quanto sua. (…) Durante i concerti ho notato che i bambini smettevano di mostrare interesse non tanto perché non gli piacesse quello che stavano vedendo e ascoltando, ma perché sentivano che a volte la nostra attenzione e la nostra sicurezza sul palco venivano a mancare e questo si rifletteva su di loro. Ho imparato che è importante mantenere una narrazione musicale, espressiva, corporea che sia continua, o si rischia di interrompere la relazione con chi ci sta ascoltando, che siano adulti o bambini.”

Enea Gallio, trombonista, a proposito della propria partecipazione in qualità di allievo del Liceo Musicale di Udine, ai concerti per i bambini delle scuole primarie “Ma che musica” realizzati da Andrea Apostoli nell’ambito del teatroescuola

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