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Grammatica al telefonino (sez. Grandi): una domanda… prima di cominciare

Data:

1 Marzo 2021 - 17:30 - 18:30

Incontro su ZOOM per gli insegnanti che vogliono iscriversi al percorso con i bambini
a cura di:
Marco Geronimi Stoll

Un incontro “prima di cominciare” rivolto agli insegnanti delle classi III, IV e V della scuola primaria che vogliono aderire con le proprie classi al percorso proposto da LA GRAMMATICA DELLA FANTASIA AL TELEFONINO Per giocare con la tecnologia a fare storie.
Dedichiamo questo tempo (chiamatelo pure prologo, input, esordio, cominciamento, iniziazione, protasi, consegna, …) prima dell’avvio del progetto il prossimo 15-16 marzo a condividere, fra noi due “domandone” da rivolgere ai bambini per indagare come vedono il mondo oggi, dopo un anno di Covid in cui la comunicazione mediata ha surrogato gran parte di quella naturale; per raccogliere la loro testimonianza “dal vero” e farci ispirare i “giochi” da proporre nella Grammatica tra vari possibili, di “teatro senza teatro”. Il teatro, per sua natura, manifesta, interroga, risponde e decostruisce le domande latenti.
Ma quali sono le domande latenti di bambini, insegnanti, genitori ed adulti di riferimento? Ecco, dalla fase zero attendiamo una risposta: naturalmente euristica ed empatica, come sempre nei processi artistici.
Sarà sottinteso (senza troppo esplicitarlo) che la faccenda riguarda in gran parte come i bambini usano i marchingegni digitali, come li usano gli adulti intorno a loro e che idea del mondo la loro mente costruisce nella nuova dieta mediatica e nell’Italia del virus. Sullo sfondo, è chiaro che tutti noi intendiamo rendere reciproca la relazione educativa secondo il noto principio: se io non imparo niente dai bambini, i bambini non imparano niente da me.

L’aria che tira a scuola
Mentre la scuola ricominciava ne parlavano a tutti i TG ma, voi lo sapete, i media hanno un’idea bizzarra e superficiale del nostro lavoro. L’aria che tira a scuola non è un effetto secondario del problema: forse è il problema, di cui il virus è uno dei tanti antecedenti causali. Non troveremo nessuna soluzione se non si definisce bene il problema; proviamoci.
Telefonini, computer, internet… mai come oggi abbiamo avuto strumenti così potenti e versatili, mai l’accesso alle cose da sapere è stato così capillare ed agile. Questo non è un problema, non dovrebbe esserlo; anzi dovrebbe rappresentare una soluzione. Eppure mai come oggi le cose da dire sono diventate magmatiche, contraddittorie, faticose; non solo a scuola. Forse, uscendo mezzo millennio di civiltà cartacea, vengono a galla guai antichi che prima sapevamo nascondere.
Partiamo da questo presupposto: abbiamo tante cose da dire, abbiamo strumenti potenti per dirlo, ma non riusciamo a dirle. Perché? forse perché ci manca la costruzione di un ragionamento esauriente che dia un senso a questa situazione.
Manca una narrazione o forse una mappa; ognuno nella sua testa ne ha vari frammenti ma non si collegano tra loro, non sono pensati insieme: non diventano quello che psicologi e filosofi chiamano “pensiero intersoggettivo”. Non è forse strano, in quest’epoca di interconnessione 2.0?
Abbiamo tutti in testa gli embrioni di un ragionamento che deve essere ancora messo insieme, come i pezzi di un puzzle da finire. Un ragionamento sulla scuola, naturalmente, ma più in generale sui bambini, la cultura, il mondo che erediteranno da adulti.
Servono inventiva, creatività, affiatamento sociale e fantasia.
Da quando i nostri scimmieschi antenati sono scesi dall’albero, in ogni crisi ci siamo salvati grazie a quattro facoltà: l’inventiva, la creatività, l’affiatamento sociale e la fantasia; senza queste saremmo estinti da un pezzo, senza di esse e soprattutto senza una quinta facoltà: il linguaggio, formidabile invenzione per condividere le altre quattro. Questi tempi critici esigono una scuola creativa, eclettica, capace di improvvisare, capace di far cantare all’unisono le formidabili intelligenze di bambini e insegnanti. Insomma una scuola ricca delle 4+1 facoltà. Ma non siamo più nei tempi della scuola attiva e collaborativa, col doppio organico e tanta voglia di divertirsi: è prevalsa l’idea di organizzare le scuole come se fossero aziende: task, efficienza, prestazioni, ottimizzazione, obiettivi programmati di crescita.
Qualche tipo strano diceva il contrario: “organizziamo le aziende come se fossero scuole!”: si chiamavano Apple, Google, Facebook… ed ecco che mentre la scuola si metteva a ragionare in corporatese, il mondo è stato rivoltato come un calzino da giovanissimi manager in bermuda che arrivavano in ufficio in bici masticando chewing gum. Pittoreschi ma non ingenui, le 4+1 facoltà le possedevano e non solo come doti personali ma come metodo dell’intera organizzazione (l’azienda intesa come organismo che apprende) che, infatti, evolveva rapidissimamente.
Naturalmente adesso sono loro, i padroni del mondo; e badate che il potere non lo molleranno, perché in questo grande videogame di microelettronica, finanza e mercato capovolto (dove noi clienti siamo la merce), sono bravi a farci giocare, sì, ma solo ai giochi che convengono a loro. Non ci considerano come giocatori, ma come pedine, miliardi di pedine.
A noi non conviene, preferiamo i giochi che esercitano le 4+1 facoltà. Perché? Perché c’è una crisi e siamo umani, dunque se non mettiamo in gioco l’intelligenza, e la creatività, non se ne esce.

Lettera alle maestre e ai maestri, Marco Geronimi Stoll, Gennaio, 2021

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