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ANDIRIVIENI n°1: a caccia di domande

Data:

26 Marzo 2022 - 9:30 - 12:30

IN PRESENZA
per docenti del nido e della scuola dell’infanzia
Udine, Parco pubblico Baden Powel, via Duca d’Aosta 15
a cura di 0432 Associazione
parte del percorso di formazione “La relazione a scuola, in presenza e a distanza”  di ARTI/I.N.D.I.R.E. – sezione FVG
con il riconoscimento dell’USR FVG – codice ID piattaforma S.O.F.I.A. 105310

Incontri di formazione per un’educazione tra dentro e fuori

Andirivieni è un’ attività di formazione in natura, rivolte a docenti, educatori, genitori, realizzate all’aperto nelle giornate di sabato 26 marzo e sabato 02 aprile dalle ore 9.30 alle ore 12.30; gli incontri si svolgeranno all’aperto e presenteranno riflessioni teoriche unitamente ad esperienze pratiche che mettano in risalto le infinite possibilità educative dello stare in natura, nonché le connessioni con le discipline didattiche e con le Indicazioni Nazionali per il curricolo.

primo incontro: a caccia di domande.

A partire da osservazioni dirette delle nature che ci circondano, andremo a caccia di domande per fare ricerca. Monica Guerra e Francesca Antonacci, entrambe docenti e ricercatrici dell’Università di Milano Bicocca, a latere del loro manifesto “Una scuola”, si interrogano sulle caratteristiche che rendono interessante una domanda di ricerca. Secondo loro una buona domanda è: esplorativa, aperta, progressiva.

Esplorativa: è una domanda che ingaggia, incuriosisce, contagia. Riguarda la realtà delle cose nella sua interezza, non è circoscritta ad una singola disciplina. Si allarga a macchia d’olio e, nella ricerca, conduce ad altre domande in un’esplorazione continua, potenzialmente infinita.
Aperta: è una domanda che contiene un “elevato livello di interpretabilità” (M. Guerra), nella quale ognuno possa individuare un’accezione che per sé sia significativa. Non conduce necessariamente ad una sola risposta, né è facile dire se le risposte a questa domanda siano più o meno corrette e pertinenti.
Progressiva: è una domanda nella quale ci si può addentrare sempre più in profondità, ritornandoci più volte, in un processo a spirale. Dopo un certo tempo dedicato alle ricerca, il gruppo avrà maturato una visione differente rispetto alle prime risposte emerse ad inizio percorso. Analogamente si potrebbe approdare nuovamente a questa domanda, anche a distanza di qualche anno, per scoprire che essa non avrà esaurito la propria capacità di suggestione e piuttosto saprà mostrare nuove  faccettature ad un gruppo nel frattempo cresciuto e divenuto più esperto nel condurre una ricerca.
Una volta individuate delle domande con queste caratteristiche, i partecipanti potranno progettare dei semplici percorsi esperienziali per far interagire domande e ricerca educativa.


Stare in natura permette a bambini e ragazzi di sviluppare un ampio ventaglio di competenze scientifiche, esperienziali, motorie, manuali e sociali; favorisce l’autonomia individuale ed accresce l’autostima, sostiene un complessivo benessere sia fisico che psichico. Oggi il tempo dedicato allo stare all’aperto è sempre meno, ed emerge con urgenza il bisogno di promuovere un nuovo e intenso contatto diretto con la natura, per prevenire quello che Richard Louv ha ipotizzato essere un vero e proprio “disturbo da deficit di natura”. Tema che riguarda non solo bambini e ragazzi, ma la comunità nel suo complesso.

In questo tempo, contraddistinto dall’emergenza Covid19 e dalla relativa chiusura di scuole e servizi per l’infanzia, tutto questo risulta ancora più urgente e necessario unitamente al dato che i contesti all’aria aperta rappresentano situazioni più sicure dal punto di vista sanitario. Tuttavia immaginare che le stesse modalità di ricerca didattica si possano applicare indistintamente dentro e fuori i plessi scolastici può creare confusione, scoraggiamento e poca efficacia perché…

…non basta prendere i bambini, spostarli da un’aula e metterli all’aria aperta. […] Quello che cambia è anche lo sguardo pedagogico che utilizziamo. Se non si capisce questo, nella fase due avremo tanti bambini all’aperto, ma anche tanti professionisti che faranno fatica a trovare il loro spazio e a riposizionarsi.” (Anna Oliverio Ferraris )

Fare scuola fuori dunque, quale che sia il contesto all’aperto (cortile della scuola, parco, area verde, ecc…) richiede una riflessione pedagogica adeguata e la conoscenza di metodologie appropriate e coerenti. In questi ultimi anni stiamo assistendo anche in Italia ad un crescente interesse per le potenzialità educative dello stare fuori/outdoor, sia nel contesto dei servizi scolastici che in quelli educativi ed extra scolastici. Non si tratta solo degli Asili nel bosco, che hanno aperto la strada alcuni anni fa: oggi sono sia le scuole dell’infanzia che le scuole primarie, anche pubbliche, ad interrogarsi, formarsi e orientare la propria pratica sempre più verso lo stare all’aperto.


0432 associazione culturale si occupa di educazione in natura da circa 10 anni ed ha maturato un’esperienza diversificata per contesti ed utenza, ovvero proposte per scuole pubbliche, attività per utenza libera, il progetto di educazione all’aperto NIDO VERDE e formazione per docenti in collaborazione con varie realtà come ad esempio I.C. Sedico Sospirolo, FISM Treviso, I.C. UDINE 2, Universita’ di Parma, I.C. Leonardo Da Vinci-Reggio Emilia, Rivista BAMBINI, ecc.


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